giovedì 16 agosto 2012

Pane alla zucca... e il giallo è in tavola!

E' tempo di cominciare a raccogliere le prelibatezze che quest'anno l'orto ci ha regalato e metterle da parte per il lungo inverno. Ho la fortuna di avere una suocera fantastica che ha la pazienza di lavare bene tutte le verdure, asciugarle, tagliarle a dadini e preparare tanti sacchetti per riporle in freezer; così da avere per il lungo inverno una bella scorta di vitamine e sali minerali!
Ma guardando in freezer per riporre i sacchetti mi sono accorta di avere un bel pò di zucca tagliata già a fette che avevo congelato qualche mese fa quando la zia di mio marito ci ha regalato una zucca super gigante! Ricordo che in quel periodo preparavo spesso dei buonissimi risotti alla zucca, come vi ho già scritto qui, ma stavolta cercavo qualche altra cosa...
Molto spesso faccio il pane in casa, non lo compro mai in panetteria, adoro il profumo del pane appena sfornato e quando mio marito torna stanco dal lavoro e assapora quella fraganza si sente felice e finalmente a casa!
L'altro giorno il mio maritino aveva un'importante riunione di lavoro, che si sarebbe protratta fino a tardi, non potevo non sperimentare un pane a base di zucca!


Ingredienti

300 gr di farina 00
300 gr di farina ai 5 Cereali
300 gr di polpa di zucca
70 gr di olio evo
70 gr di acqua
40 gr di lievito di birra
12 gr di sale

Procedimento

Pulire la zucca, cuocerla in acqua salata, scolarla. Tagliarla a dadini e passarla nello schiacciapatate, in modo da avere una polpa di grana sottile ed omogenea.




Mettere la farina a fontana, versare al centro l'olio e il lievito sbriciolato, aggiungere la polpa di zucca. Aggiungi l'acqua e il sale e impasta per circa 20 minuti, finchè la pasta risulterà soda.
Coprire la pasta con un canovaccio e lasciarla riposare per 1 ora e mezza in un luogo asciutto e tiepido.



Creare delle forme con l'impasto, io ho fatto una pagnotta e poi ho infornato nelle forme dei plume cake, così da avere del pane in cassetta.



Scaldare il forno a 180°, e far cuocere per circa 1 ora. Togliere il pane dal forno e far raffreddare.








Per chi avesse la fortuna come me di avere il Bimby, consiglio di fare l'impasto in questo modo: Inserire tutti gli ingredienti nel boccale, impastare per almeno 4 minuti, lasciar riposare l'impasto nel boccale per circa 20 minuti e poi procedere come sopra.

Che buon profumo che si è sprigionato in casa!! Devo dire che questo pane mi ha stupita, è risultato morbidissimo come un pan brioche. Inoltre lo trovo adatto anche per la colazione, ha quel retrogusto un pò dolce che si presta bene con un velo di marmellata o del miele.

Un saluto a tutti e buon appetito...



lunedì 6 agosto 2012

Salmone ricco: al forno e con glassatura al miele e lime

Un paio di giorni fa sono stata al mercato del pesce di Aosta e devo dire che ogni volta non vado mai a casa a mani vuote. Adoro il pesce e trovo che cucinarlo sia di una facilità assoluta; molte persone si lasciano spaventare e spesso non si cimentano ad eseguire ricette a base di questo prezioso alimento.


Leggiucchiando un pò su internet ho scoperto che secondo le statistiche molti italiani mangiano il pesce solo una volta alla settimana. Ma visti gli enormi vantaggi di questo alimento i nutrizionisti consigliano di consumarlo almeno due-tre volte alla settimana; nutriente come la carne, il pesce è più digeribile grazie alla presenza di tessuto connettivo. I suoi grassi sono ricchi di composti polinsaturi quali gli omega 3, utili al buon funzionamento del sistema cardio circolatorio. Nel pesce si trovano minerali come il fosforo, il selenio e lo iodio (scarsamente presente in altri alimenti), che regolano le funzioni circolatorie, nervose e muscolari.

Ma tornando al mercato del pesce di Aosta, cosa ho comprato di buono? Due belle fette di salmone freschissimo, spesse 3 cm circa e di un colore davvero brillante.
Allora ho cominciato a pensare a come esaltare le caratteristiche del salmone, a come sfruttare lo spessore senza rischiare di seccarlo e a come evidenziare la lucentezza che tanto ha attirato la mia attenzione.

Ingredienti
2 fette di salmone spesse 3 cm circa
4 cucchiaini di miele di acacia, per me solo miele di Apicoltura Attilio Luboz
2 lime
pepe bianco q.b.

Scaldare una padella antiaderente, per me rivestita in ceramica bianca: le trovo comodissime e decisamente igieniche e dalla cottura salutare. Quando si raggiunge una buona temperatura adagiare i tranci di salmone e scottarli da entrambi i lati per circa 2 minuti ognuno, mi raccomando non aggiungete olio, il salmone è già un pesce ricco di grassi.




Nel frattempo preparare la glassa: mescolare insieme il miele di acacia ed il succo dei due lime, aggiungere infine il pepe bianco.



Trasferire i tranci di salmone in una teglia rivestita di carta da forno, nappare il pesce con la glassa appena realizzata e terminare la cottura in forno a 150°C per circa 10 minuti. 





  Auguro a tutti una piacevole serata, da trascorrere in compagnia di una persona speciale, un buon bicchiere di rosè, per noi un portoghese Lancers, e dell'ottimo salmone glassato al miele e lime.


venerdì 3 agosto 2012

Design Green anche in città.... Matteo Cibic propone isole di verde urbano su ruote

Può sembrare una provocazione il nuovo e attualissimo progetto del “pazzo” designer Matteo Cibic, ma scaturisce da una riflessione attenta su come creare spazio verde pubblico nelle ormai sature metropoli, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita dei cittadini.


L’idea di questo spazio verde su ruote, da parcheggiare su strada come un veicolo, proviene dall’esperienza personale del designer che da quando si è trasferito a Milano nel 2000 ha constatato l’aumento di zone parcheggio a scapito di aree verdi cittadine sempre più esigue. “Ho vissuto a Milano dal 2000 e scandalosamente non mi sono seduto una sola volta su una panchina sotto un albero in questa città. Inoltre sembra che ci sia anche poco spazio per creare nuovi spazi verdi. Poi penso che se si può pagare per parcheggiare la vostra auto di fronte alla vostra casa o il vostro ufficio, perché non si può anche pagare per avere un albero proprio lì? Questo mi ha infastidito così tanto che ho sicuramente voluto creare un concetto che consente ai cittadini di decidere individualmente dove vogliono uno spazio verde pubblico.”


Questa è la proposta che lancia Matteo con il suo concept, che egli stesso definisce uno “strumento di sensibilizzazione sociale”.
Come funziona? Immaginate un albero e una panchina installata su ruote, che possono essere parcheggiati proprio come le automobili. I cittadini potrebbero decidere di finanziare la sosta e la manutenzione del piccolo giardino e collocarlo dove desiderano. Questo andrebbe indubbiamente a ridurre i posti liberi e quindi l’esperimento finirebbe per dimostrare se la gente è davvero disposta a sacrificare lo spazio di parcheggio a favore delle aree verdi.


Matteo ha immaginato un’isola verde tecnologica che potrebbe fornire servizi aggiuntivi alla comunità del quartiere: “Dotandolo di un hotspot Wi-fi ad accesso pubblico; si potrebbe ridurre l’elettrosmog sostituendo le centinaia di impianti privati. E con le opportune dotazioni potrebbe, perché no, diventare un luogo di lavoro all’aperto. Renderebbe il quartiere più sicuro grazie ad un pulsante di aiuto e una luce per illuminare le strade buie. Inoltre potrebbe avere un caricatore USB per le persone che abbiano voglia di lavorare all'aria aperta. Vedo questo “concetto sociale” come un ottimo modo per rendere una città splendida come Milano, un luogo migliore e più vivibile. In questo modo potremmo creare nuove aree verdi nel cuore della città e ognuno potrà vivere accanto a un albero di tanto in tanto."


Chissà che qualcuno voglia raccogliere questa sfida, o è solo pura utopia? Confido nella mentalità dei milanesi, che da ottimi investitori e dalle spiccate caratteristiche manageriali, possano credere e perchè no, provare a finanziare questa incredibile proposta.


martedì 31 luglio 2012

Camembert al forno.... Che passione!!

E finalmente rieccomi tornata alla quotidianità! Buongiorno a tutti amici, dopo più di un mese di assenza, dovuto alle meravigliose vacanze passate al mare con mio marito e un rientro lavorativo un pò burrascoso, torno con una ricettina velocissima ma super golosa!


In famiglia adoriamo i formaggi, soprattutto mio marito, che da buon valdostano termina sempre il pasto con qualche boccone di formaggio, soprattutto quelli un pò più stagionati. Io invece preferisco quelli dolci, a pasta morbida, ma non disdegno assolutamente degli ottimi caprini, magari accompagnati con dei mieli che produciamo noi. Ed infatti cerco di non far mai mancare il Camembert nel nostro frigo, da mangiare fresco o cotto al forno, come nella ricetta che vi descrivo in questo post.


Il camembert è uno dei formaggi francesi più noti e apprezzati a livello mondiale. In commercio è possibile reperirlo sotto due denominazioni: se tutte le fasi previste dal disciplinare sono state effettuate nella regione omonima, il formaggio viene denominato Camembert de Normandie AOP(Appellation d'Origine Protégée), se invece si utilizza latte proveniente dalla Normandia, ma lavorato in caseifici di altre regioni, il formaggio viene denominato Camembert Laitier.
Il camembert viene prodotto con latte vaccino crudo intero. Dopo la raccolta, il latte viene inoculato con fermenti e, trascorse 24 ore, viene privato del 20% di componente grassa. La fase successiva prevede la coagulazione, dopodiché la massa caseosa viene tagliata in pezzi che vengono riposti in fascere di forma cilindrica. A questo punto le forme vengono riposte in appositi locali, i cosiddetti Hâloirs, qui vengono posizionate sopra delle grate allo scopo di far sgocciolare il siero. Dopo una notte di sgocciolamento, le forme vengono spruzzate con una soluzione contenente una muffa che conferirà al formaggio il suo tipico aspetto "fiorito". In seguito si procede con la salatura e con la maturazione che durerà circa venti giorni. Le forme di Camembert hanno tipicamente un diametro di circa 10 cm e un peso di circa 250 g. La crosta, commestibile, è bianca con striature e chiazze di colore rossastro. La pasta è morbida ed è di colore giallo crema. Il camembert ha un gusto fruttato che tende al dolce e al sapido nei punti più vicini alla crosta; odora leggermente di muffa.
Dopo l'apertura il camembert va conservato in frigorifero; si può avvolgerlo in carta oleata oppure va inserito nelle scatole di legno di pioppo in cui viene generalmente venduto; una corretta aerazione del prodotto previene lo sviluppo di odori ammoniacali. È un ottimo formaggio da tavola, può essere consumato da solo o, ancor meglio, accompagnato con una baguette. Viene inoltre utilizzato come ingrediente nella preparazione di dolci, salse e sformati.  

Vi è venuta un pò di fame? Beh se continuate la lettura della mia ricetta del Camembert al forno, vi assicuro che l'acquolina salirà alle stelle!

Ingredienti: 
Una confezione di Camembert
2 spicchi d'aglio
Olio evo
Sale e pepe qb
Un rametto di rosmarino



Aprire la confezione di Camembert e scartare il formaggio, dopodichè riappoggiarlo nella sua scatolina di legno o cartone. Spesso in commercio si trovano confezionati in un ring di legno, ma anche i ring in cartone vanno più che bene.
Con un coltellino incidere la crosticina bianca in modo da poter arrivare a condire la parte morbida del formaggio.


A questo punto condirlo con l'aglio, l'olio, il sale, il pepe e gli aghi di rosmarino. Cercare di spingere l'aglio tagliato a lamelle fino in fondo, in modo da farlo cuocere all'interno del formaggio ed avere così sprigionato  tutto l'aroma.




Mettere in forno a 180° per circa 25 minuti. Sfornare, adagiare in un piatto e gustarlo ben caldo con del pane tostato, integrale, magari come questo pane tedesco che vi ho postato un pò di tempo fa.





Allora amici miei vi auguro un Buon Appetito!



martedì 19 giugno 2012

Dal mare al cielo: 1 km.... Una città verticale in Giappone


Immaginate un’altissima struttura capace di bucare le nuvole a oltre 1000 metri di quota che però non si basa su solide fondamenta quanto su una sorta di base… galleggiante! E’ questo il nuovo pazzo progetto che potrebbe benissimo provenire da Dubai, ma al contrario arriva dal Giappone.


 Gli scienziati giapponesi hanno infatti pensato a questa particolare isola artificiale che batterebbe ogni record di altezza e fungerebbe da esempio di città completamente ecologica per i nostri figli. I progettisti hanno ipotizzato una sua fattibilità nel 2025 quando saranno finalmente disponibili le tecnologie per erigerla.



Chiamato in codice Green FloatProject, questo pazzo progetto ha richiamato le attenzioni degli investitori della banca Nomura che si sono informati sulla sua reale fattibilità. Non sarebbe un grattacielo fine a se stesso, ma una vera e propria centrale di produzione elettrica.  




Trarrebbe energia dal Sole, dalle correnti, dai moti ondosi e dal vento; inoltre non avrebbe timore di maremoti, tsnunami o tifoni grazie al suo abnorme sistema di galleggiamento. Il grattacielo avrebbe un’ossatura al magnesio super leggera, ma il diametro dell’isola raggiungerebbe i tre km! La base ospiterebbe una varietà straordinaria di vegetali e coltivazioni così da rendere l’impianto a emissioni zero ospitando oltre 50.000 persone.

Mentre leggevo l'articolo mi ripetevo, "Le Corbusier", "Pazzesco", "Urbanisme", "Pazzesco", "1925", "Pazzesco"...... Ho cominciato a sfogliare quel libro, ormai consumato e ingiallito, lo avrò consultato centinaia di volte, un oggetto dai mille ricordi... Ricordo il mio Prof. di Storia dell'architettura Moderna, i viaggi studio in giro per l'Europa con i miei compagni di Università, il primo amore con l'Urbanistica...


Voglio regalarvi alcuni passi di questa meravigliosa opera, vecchia quasi cent'anni, ma ancora terribilmente attuale:
.”Al posto di una città piatta e compressa, tale che se l’aereo la rivelasse per la prima volta ai nostri occhi ne resteremmo sgomenti, s’innalza ormai un città in altezza, offerta all’aria e alla luce, chiara, scintillante, radiosa. Il suolo sino a questo momento coperto da case addossate che coprono il 70-80% della superficie, è occupato dall’area costruita solo per il 5%. Il rimanente 95% è destinato alle grandi arterie, ai parcheggi e alle aree verdi. I filari di alberi dal fitto fogliame sono doppi e quadrupli; i parchi che si svolgono ai piedi dei grattacieli fanno sì che il suolo di questa città sia un immenso giardino”…..(pag. 269)

…” Al posto degli ignobili quartieri che non conosciamo mai abbastanza, con densità di 800 abitanti per ettaro, ecco quartieri la cui densità può toccare i 3.600 abitanti per ettaro. Vorrei che il lettore, con uno sforzo di immaginazione, cercasse di rappresentarsi questo nuovo tipo di città sviluppata in altezza: s’immaginasse che tutto questo caos di forme cresciute sul terreno come arida crosta venisse raschiato via, eliminato, e sostituito da puri prismi di cristallo, alti sino a 200 metri e ossia distanti tra loro, con la base che si perde tra le fronde degli alberi. Una città che sinora strisciava per terra e si eleva d’un tratto in uno stato di ordine più naturale, che sulle prime può sembrare inconcepibile alla nostra mentalità fossilizzata da secolari abitudini”….(pag. 270)
.” Ogni grattacielo può ospitare da 20.000 a 40.000 impiegati. I 18 grattacieli possono dunque contenere nel complesso da 500.000 a 700.000 persone, la schiera destinata a dirigere la vita del paese.”…(pag. 271)


.”Un’arteria di attraversamento diretta a sud potrebbe dipartirsi dalla nuova stazione centrale, tra centro direzionale e quello residenziale. La grande arteria di attraversamento est ovest, che oggi manca assolutamente,sarebbe un canale in cui verrebbe distribuito il traffico congestionato della rete poligonale attuale. Questa grande arteria ci libera dai sistemi chiusi e ci pare le due porte estreme verso l’esterno.”…(pag. 274)
.” Il mio sogno è di vedere Place de la Concorde vuota, deserta, silenziosa e gli Champs-Elysées come tranquilla passeggiata. Il “Plan Voisin” libera tutta la parte storica della città, da Saint-Gervais all’Etolie, restituendole l’antica pace.”….(pag. 275)
…” Il Plan Voisin, occupa con gli edifici solo il 5% della superficie del suolo, salvaguarda i resti del passato e li colloca in un quadro armonioso: in mezzo al verde. Ma sì, le cose così muoiono un giorno, e questi parchi alla “Monceau” sono tanti cimiteri tenuti con estrema cura. Qui si viene a erudirsi, a sognare e a respirare: il passato non è più qualcosa che minaccia la vita, ha trovato la sua sistemazione”….(pag. 278)


....“ La ragione che sembrava dominare incontrastata avrebbe finito per inclinare il nostro spirito al più nero pessimismo, ma le potenti forze della vita sembrano volerci ora spingere verso una nuova avventura. Ragione e passione si alleano per intraprendere un’opera costruttiva. Si matura una nuova mentalità, un nuovo stile. C’è già chi preannuncia come sicura questa presa di coscienza, da cui nascerà la fierezza – la fierezza, leva delle masse."


"Il nostro mondo, come un ossario, è ricoperto da detriti di epoche morte. Un compito urgente ci aspetta: costruire il quadro della nostra esistenza. Ripulire le nostre città da quei resti di ossa che stanno andando in putrefazione, e costruire la città del nostro tempo. Quanti si sentono stanchi e offesi cercano di resistere, facendo appello alla fallace saggezza della loro esperienza. In realtà appartengono ancora all’epoca passata e non sanno adeguarsi all’oggi. Mentre nuove generazioni sono pronte a dedicarsi anima e corpo ai nuovi problemi”….(pag. 236)


E chiudo questo post cercando di memorizzare questo ultimo concetto, con la speranza davvero che la generazione di oggi riesca a crederci in questo lavoro, metta passione e si dedichi con tutte le sue forze ad una professione che va al di là delle 8 ore lavorative; noi Architetti abbiamo il compito di accompagnare i nostri figli alle città dei loro tempi, della loro epoca, senza mai dimenticare il passato, rispettando l'esistenza dei nostri padri.



lunedì 28 maggio 2012

Sciroppo per la tosse ai fiori di tarassaco: naturale e biologico.....

...Quando sei giovane tutta la tua vita è dedicata al divertimento.. poi cresci ed impari ad essere prudente! Questo è il motto di questo periodo, sarà che tra pochissimi giorni è il mio compleanno e mi avvicino sempre di più alla soglia dei TRENTA, o sarà semplicemente perchè sto già pensando a fare scorte per l'inverno.. Voi direte di già?? Eh si, in questo periodo la natura ci regala davvero tanto, si fa perdonare di essere stata pigra e poco generosa nei mesi scorsi; e allora bisogna mettersi già ai ripari, cercando di godersi i prodotti di questo periodo e perchè no, fare un pò come le formichine, pensare ai duri mesi invernali e inventarsi mille modi per tenersi stretti più a lungo questi meravigliosi regali, colorati, ricchi di vitamine e sali minerali..
Ecco perchè ho pensato di preparare un ottimo sciroppo per calmare la tosse a base di fiori di tarassaco, che nelle scorse settimane invadevano i nostri prati, e con del meraviglioso miele che produce con tanta pazienza, ma soprattutto passione mio suocero. Non vi ho mai detto che i genitori di mio marito producono miele? Vi parlerò anche di questo prossimamente, ne vado davvero tanto fiera!
Siete curiosi di sapere come si prepara questo sciroppo? Eccovi accontentati:

Ingredienti:
100-120 capolini fioriti di tarassaco
2 litri di acqua
350- 400 gr melata di metcalfa o altro miele a vostro gradimento, per me Miele di Apicolura Attilio Luboz

Raccogliere in pieno sole, verso mezzogiorno, 100-120 capolini fioriti di tarassaco. Per me è stata un'occasione per fare una piacevole passeggiata prima di pranzo.




Stenderli bene sul tavolo, adagiandoli su di un canovaccio asciutto.


Una volta asciutti, metterli in una bacinella, possibilmente in vetro o in acciaio e ricoprirli con 2 litri di acqua fredda. Lasciarli macerare per 24 ore in un luogo fresco e al riparo dal sole.


Dopo le 24 ore cuocere il tutto in una pentola d'acciaio a fuoco basso fin quando si è ristretto di circa la metà. A quel punto si colano i fiori cercando di strizzarli molto bene per far fuoriuscire tutto il liquido residuo.


A questo liquido di risulta aggiungere 350-400 gr di miele di metcalfa


La Metcalfa Pruinosa è un insetto di origine americana, simile ad una farfalla, recentemente introdotto nel nostro Paese e diffusosi soprattutto nell'Italia nord-orientale. Attacca molte piante diverse sia spontanee che coltivate e produce un'abbondante melata, raccolta dalle api che ne fanno un miele molto particolare; di colore molto scuro, quasi nero.  
Mescolare e cuocere il tempo necessario per fare uno sciroppo piuttosto denso.



Invasettare a caldo in barattoli o bottiglie di vetro. Si conserva tutto l'inverno e se ne raccomanda un cucchiaio al giorno.


Auguro a tutti una meravigliosa settimana e che la primavera ci regali momenti indimenticabili!